Che lingua parla l'Europa?

Quando si parla di Unione Europea si fa riferimento in realtà a numerose istituzioni, come la Commissione Europea, il Parlamento Europeo, la Corte di Giustizia e diversi altri organi meno conosciuti. Sebbene le lingue ufficiali dell'UE siano tre, ossia il francese, il tedesco e l'inglese, è proprio quest'ultima quella che viene utilizzata in prevalenza a livello istituzionale, sia in forma scritta che orale, fatto che dà origine ad una palese contraddizione: nè il Regno Unito, nè l'Irlanda possono essere annoverati tra i sei paesi fondatori di quello che una volta prendeva il nome di CEE; inoltre, le sedi delle più importanti istituzioni ed agenzie comunitarie si trovano nell'Europa continentale, e quindi in paesi dove non si parla l'inglese come lingua madre. 

Tutto questo contribuisce a creare degli inevitabili problemi nel momento in cui si producono documenti, normative, rapporti e qualsiasi forma di pubblicazione nell'idioma di Sua Maestà. Inoltre, non bisogna dimenticare la caratteristica spiccatamente multiculturale e multilinguistica della Commissione Europea (l'organo che produce il maggior numero di atti ufficiali in seno all'Unione), dove si parlano ben 24 lingue, incluso il maltese ed il gaelico. Sebbene gli esami per accedere ai palazzi di Bruxelles siano ardui da superare e prevedano una conoscenza più che avanzata dell'inglese, anche gli stessi commissari, nonché il loro staff, non sono esenti da un utilizzo erroneo di questa lingua. Al fine di porre rimedio ad equivoci, fraintendimenti e reiterati errori, la Direzione generale della Traduzione, uno dei "directorates" con il maggior numero di impiegati nell'Unione, ha deciso di correre ai ripari distribuendo un rapporto sul cattivo utilizzo inglese della lingua inglese nelle pubblicazioni ufficiali della UE. L'idea è nata dall'esigenza di fare chiarezza su alcune "invenzioni terminologiche" create dalla Commissione, il cui significato non ha un preciso corrispettivo in lingua inglese.

La lista è lunga e comprende numerosi casi, come il termine "comitology", espressione inesistente in Inghilterra ma comunemente utilizzata tra gli uffici di Bruxelles per indicare una procedura che coinvolge uno o più comitati. Un altro strafalcione spesso usato nelle pubblicazioni comunitarie è la parola "planification", con il quale si tende ad indicare un processo di pianificazione, che dovrebbe essere invece espresso con il più semplice "planning". Ad un inglese farebbe inoltre storcere il naso l'uso di "training" come sostantivo: nel Regno Unito si dovrebbe fare uso piuttosto del termine "course", ovvero corso. 

La recente decisione dei cittadini inglesi di non fare più parte dell'Unione Europea potrebbe risvegliare un nuovo orgoglio da parte dei padri fondatori nell'utilizzo delle loro lingue in occasione della produzione dei documenti comunitari. Considerando che il fiammingo ed il tedesco risultano ai più eccessivamente ostici e che l'Italia è un paese troppo periferico, sia geograficamente che politicamente, il Brexit potrebbe giovare al francese, una lingua che fino a qualche decennio fa era pur sempre quella più utilizzata in ambito diplomatico. Dopotutto, è bene ricordarlo, il Parlamento Europeo ha sede in Francia e la lingua più parlata a Bruxelles è il francese. 
 

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