Festa della donna. In un nome, una storia di libertà.

Dietro ogni nome si nasconde una storia. Dietro il nome di una giornata di festa si nasconde un passato di lotte e conquiste. Oggi l’8 Marzo è per tutte le donne una data di festeggiamenti, ma il vero volto di questa festività mostra i segni delle sofferenze e delle discriminazioni vissute nel corso della storia.

Il mondo ha iniziato a celebrare la festa della donna nel 1909. Sono stati gli americani per primi a istituire il Woman’s Day, il 23 febbraio, l’ultima domenica del mese, rivendicando il diritto delle donne al voto. Due anni dopo è l’Europa a introdurre la festa nel suo calendario: inizia il 18 marzo la Francia, poi il 19 la Germania, la Svizzera e la Danimarca e il 1 maggio la Svezia.

Lo scoppio della Prima Guerra Mondiale, sconvolgendo la vita e la società delle nazioni, interrompe la continuità della celebrazione. L’8 marzo 1917 la manifestazione delle donne di San Pietroburgo passa alla storia non solo perché coincide con l’inizio della rivoluzione russa, ma anche perché diventa la data ufficiale della festa. In Italia è solo il 1922 quando la giornata delle donne viene celebrata per la prima volta.

I fatti di ieri come quelli di oggi raccontano di violenze contro le donne e delle loro proteste e manifestazioni in nome di diritti negati. Le società e i governi di molti paesi sono stati e sono tuttora per la maggior parte in mano a figure maschili.

Troppi sono stati i pregiudizi e gli stereotipi sulle donne che hanno condizionato la loro vita e la loro professione. Tanti gli sforzi da parte loro per combattere contro schemi mentali chiusi e conquistare le stesse libertà e possibilità degli uomini.

Nel corso del tempo le voci di protesta delle donne sono riuscite in parte a cambiare le coscienze. Ora anche gli uomini difendono quegli ideali femminili e si fanno portavoce  delle stesse battaglie.

La libertà conquistata dalle donne nella realtà si rispecchia allo stesso modo nella terminologia delle varie lingue del mondo, anche se non in tutte. In passato vista solo come moglie, ora la donna non è più fortunatamente solo questo. Eppure, certe lingue non fanno questa distinzione. Il francese, lo spagnolo e il tedesco, per esempio, utilizzano la stessa parola sia per indicare la donna che la moglie: femme, mujer e Frau vengono usate indistintamente per due significati differenti.

Il nostro italiano e l’internazionale inglese distinguono i due ruoli con due termini diversi: rispettivamente donna e moglie, woman e wife. Il messaggio in questi due casi è chiaro: da un punto di vista linguistico, per gli italiani e gli inglesi la donna si è emancipata dalla dipendenza maschile e la sua libertà va riconosciuta.

Per celebrare l’universo femminile, una lingua è uno strumento estremamente potente. Ricca di sfumature come la vita delle donne, può da un lato raccontarne ogni aspetto grazie ai suoi innumerevoli livelli di senso. Ma dall’altro può anche essere veicolo di messaggi importanti per la quotidianità di una donna.

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